IL SIMBOLO

LA FENICE
… come l’Araba Fenice, che ci sia ciascun lo dice, ove sia nessun lo sa. (Metastasio)
Nel suo Manuale, Epitteto nel I secolo d.c. liquida la donna in poche righe: “Le donne non appena hanno compiuto quattordici anni vengono chiamate signore. E così vedendo che non possono fare altro che giacere con gli uomini, cominciano a farsi belle ed in questo riporre le loro speranze. È bene dunque fare in modo che capiscano che non sono onorate per nessun altro motivo, se non in quanto si mostrano modeste e rispettose”.

Cos’è cambiato? Nulla o quasi, a giudicare da alcune sentenze.

Ancora oggi troppo spesso le donne nei tribunali, che si tratti di processi per violenza sessuale, violenza domestica, affidamento dei figli, separazioni, sono messe al banco degli imputati, costrette a dimostrare la loro rispettabilità, costumatezza, illibatezza: si pensi solo che è del 2006 una sentenza della Cassazione che assolve il patrigno di una ragazzina di quattordici anni dall’accusa di stupro, in quanto durante il processo si dimostra che la ragazza non era vergine, quindi considerata “in grado di dominare un rapporto sessuale”.

Da Epitteto ad oggi le leggi sono mutate, sebbene a lenti e faticosi passi, con strenue lotte di donne che in taluni casi hanno lasciato la vita per i diritti di tutte, sentenziando un progresso cui di fatto la mentalità comune non si allinea. Il pericolo non risiede soltanto nell’uomo violento, risiede anche in noi stesse, perché millenni di sottomissione sono dentro di noi.

Ed è questo che noi tutte dovremmo pensare, alle nostre nonne, bisnonne, conoscenti, amiche che hanno subito violenze di ogni genere, che hanno perso tutto fino alla vita stessa, lo sappiamo, lo sentiamo, è tutto fortemente radicato in noi allo stesso modo: sottomissione, perdita, ma soprattutto rinascita. Perché nei millenni non abbiamo soltanto cresciuto e custodito in noi i retaggi culturali di cui siamo tutt’oggi vittime, abbiamo anche cresciuto una straordinaria forza e la facoltà di rinascere.

Ovidio nella sua Metamorfosi scrisse che la Fenice ogni cinquecento anni si rigenerava istantaneamente dalle proprie ceneri, in un nido di piante aromatiche che essa stessa costruiva. Quel nido per noi è stato costruito dal dolore delle nostre ave, dalla sofferenza delle innumerevoli fidanzate, compagne, spose violate, maltrattate, uccise, dalle loro lotte vinte e anche da quelle perdute, e quel nido viene oggi ingrandito dall’impegno delle donne di oggi, che non smettono di combattere per se stesse, per i propri figli e per l’umanità tutta, ma anche dagli uomini, quelli veri, che fanno sentire la loro voce.

Quel nido è lì pronto ad accogliere il dolore e a trasformarlo in rinascita, per tutte.
Per questo motivo abbiamo scelto come Simbolo del  nostro Movimento la Fenice. Ci sentiamo donne che hanno l’intrinseca capacità di risorgere, dopo aver toccato il fondo. Perché assieme possiamo farcela. Non siamo più sole. Siamo 7.000 donne che assieme si sostengono, lottano e risorgono.
Assieme possiamo farcela.

Stefania de Girolamo


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Questo articolo ha 10 commenti.

  1. Carlot Grazia ☀️

    Utile e necessario

    1. Michy

      Grazie 😘

  2. Carlot Grazia ☀️

    Utile e necessario

  3. Carlot Grazia ☀️

    Utile e necessario l’esistenza di ciò.

    1. Lea

      Grazie!
      Ottima iniziativa!

  4. Sonia

    Ho. Bisogno di aiuto per riavere le mie figlie .poi racconterò la mia storia . grazie

  5. Brunilde

    Bellissimo articolo. Vergognosa la sentenza del 2006 per un paese civile

  6. Caterina

    Concordo in tutto con la dichiarazione d’intenti. Vergognosa la sentenza del 2006. L’Italia, purtroppo, è un paese dove la “cultura” maggioritaria è quella di un grave e greve maschilismo. Però metterci insieme e condividere esperienze è uno dei primi passi da fare per cambiare qualcosa. Cominciamo da noi stesse!

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