Il Movimento Contro Ogni Violenza Sulle Donne nasce da donne sopravvissute, che hanno sperimentato su sé stesse cosa voglia dire violenza fisica, psicologica, economica ed istituzionale. Siamo animate dal senso di ingiustizia subita e in cerca di una soluzione definitiva perché tutto quanto vissuto non succeda mai più a nessuna. 

Il Movimento Contro Ogni Violenza Sulle Donne ha messo insieme donne di tutta Italia e dell’estero, di diversa provenienza geografica, sociale, economica, culturale, politica e religiosa, tutte unite per contrastare pregiudizi e violenza. Vogliamo dire BASTA! Fermatevi e ascoltateci, abbiamo bisogno di aiuto. 

La violenza che subiamo tutte, tutti i giorni, è il filo rosso che ci unisce. Il femminicidio è la punta dell’iceberg, ma prima della morte la donna deve affrontare ogni genere di violenza, molte delle quali non sono nemmeno considerate. Vogliamo combattere ogni genere di violenza per far sì che nessuna donna, mai più, venga uccisa, ma nemmeno maltrattata da nessuno al mondo.

Il Movimento accoglie tutte le donne che vogliono unirsi e condividono gli intenti del Movimento, orientato prevalentemente al contrasto verso ogni discriminazione e violenza da parte dell’uomo verso la donna. Si ispira nella sua attività̀ ai principi della Dichiarazione dei diritti delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti dell’Unione Europea, della Costituzione Italiana e della Convenzione di Istanbul e ha per oggetto e scopo di promuovere la partecipazione paritaria delle donne alla vita sociale, politica e lavorativa, rimuovendo gli ostacoli normativi, amministrativi e sociali. A tal fine promuove interventi legislativi, lo studio di problemi giuridici, l’intervento agli incontri nazionali e internazionali che trattano problemi inerenti alla condizione giuridica, sociale, lavorativa della donna, nonché́ alla partecipazione di altre istituzioni che si occupano dei medesimi problemi e agli enti istituzionali nelle forme previste dalle leggi vigenti. 

Il Movimento fonda le sue azioni sulla lotta al sistema patriarcale fonte della maggior parte delle ingiustizie perpetrate nei confronti delle donne, eliminando i fattori di rischio e amplificando e promuovendo i fattori di protezione. Il Movimento ha come obiettivo quello di creare una rete nazionale di donne che si dedicano all’aiuto di altre donne ed ai loro figli e alle loro figlie, all’interno della quale ogni persona si possa sentire ascoltata, compresa e non giudicata, aiutata e sostenuta. 

 

Il Movimento promuoverà: 

  • Formazione obbligatoria, dedicata e continuativa per tutti gli operatori (dalle forze dell’ordine, agli avvocati, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, giudici, consulenti tecnici, personale di cancelleria) che si occupano di Diritto di Famiglia. Devono avere competenze specifiche e specialistiche nelle violenze alle donne, oltre a tenere un rigoroso rispetto delle regole deontologiche. Richiediamo che ci sia personale femminile, preparata ad accogliere la donna denunciante, sia presso procura, carabinieri, servizi sociali.. 
  • A tutti gli operatori del settore, in caso di inadempienze e omissioni per negligenza o puro errore giudiziale, dovranno essere impartite sanzioni pecuniarie. Essi sono da ritenersi responsabili nel momento in cui usano espressioni infamanti, fomentando diatribe tra coniugi, dichiarando falsità (notizie infondate e fuorvianti) sui documenti o si prestassero a stalking giudiziario e a liti temerarie. Le quote di ammenda saranno da devolvere a risarcimento dei figli e delle madri vittime. 
  • Protocollo unico da usare per la redazione e la presa in carico delle denunce di violenza, stalking e maltrattamenti in famiglia presso Caserme dei Carabinieri, Questure e Procure. Il Movimento vuole che diventi obbligatoria l’istituzione all’interno di ogni Questura, Caserma, Tribunale e in ogni ASL di un organo dedicato al contrasto della violenza di genere, formato da persone con titoli di studio e competenze idonee ed aggiornate, sulla gestione dei casi e che siano continuativamente aggiornati con corsi di alta formazione tenuti dalle vittime che hanno intrapreso e portato a termine il loro percorso di emancipazione. Questo per porre fine anche al fenomeno della rivittimizzazione che troppo spesso accompagna le donne già dal momento in cui trovano il coraggio di denunciare. 
  • Il Movimento si costituisce parte attiva nella definizione delle politiche di inserimento nel lavoro, nel raggiungimento delle retribuzioni paritarie, nell’orientamento professionale, ponendosi contro le discriminazioni professionali, gli abusi sul lavoro, anche a sostegno dei diritti della maternità e di tutti i diritti internazionali delle donne e per le donne. La donna deve poter usufruire di aiuti concreti in gravidanza, allattamento, primi anni del bambino, senza avere l’incessante paura di essere licenziata. Sussidi dallo Stato per poter fare la madre e lavorare. La maternità retribuita deve essere portata a 12 mesi, anche per le lavoratrici autonome. I datori di lavoro dovranno avere agevolazioni e sgravi fiscali ad assumere madri part time. Gli asili nido dovranno essere gratuiti. 
  • Applicazione della Convenzione di Istanbul, ormai legge di Stato, in tutti i Tribunali d’Italia; il Movimento difende le bambine e i bambini dalla violenza domestica diretta e assistita e vuole che sia ridotto al minimo il rischio che l’infanzia abusata possa essere predittrice di danni psicologici irreversibili che si ripercuotono durante tutta la durata della vita. La violenza sui figli e sulle figlie deve essere sempre riconosciuta, anche senza prove, laddove la madre è vittima di violenza da parte del padre. Le figlie e i figli devono essere ascoltate/i dagli addetti ai lavori e devono essere allontanate/i dai padri abusanti i quali, nel loro agire violento, perpetuano i loro meccanismi perversi impedendo alla prole di uscire dalla paura e dagli stati ansiosi e inadattivi che, inevitabilmente, la violenza produce su di loro. Devono essere applicate pene severe qualora la Convenzione di Istanbul non venisse applicata, prevedendo penalizzazioni anche maggiori in caso di violenza assistita. 
  • I padri che perpetuano qualsiasi genere di violenza sulla madre (fisica, psicologica, economica, istituzionale) tentando anche di portarla continuamente in tribunale, dovranno pagare i danni a madre e figli, oltre a procedimenti penali con pene più severe, e dovranno obbligatoriamente seguire un programma di riabilitazione per uomini maltrattanti. L’archiviazione per conflittualità tra coniugi non potrà più essere consentita. Una donna che denuncia deve essere creduta. La maggior parte delle violenze non ha segni né testimoni. E la donna non deve rischiare di essere così sottoposta a vittimizzazione secondaria con querele perché ha osato dire la verità, né potrà esserle richiesto di fare mediazione con l’uomo violento. 
  • Il Movimento chiede allo Stato di farsi carico della salute psico-fisica delle donne vittime di violenza e delle bambine e dei bambini vittime di violenza diretta e/o assistita attraverso l’istituzione di un reddito di emancipazione e percorsi di reinserimento lavorativo e di congedi retribuiti all’interno di percorsi riabilitativi di recupero del benessere psico-fisico. 

Risarcimento economico della vittima

  • Sostegno economico “immediato” quando la donna vittima di violenza denuncia o va in una casa rifugio. 
  • Ogni volta che una madre vittima di violenza vede i propri figli affidati al padre violento o alle case-famiglia, sulla base della PAS 
  • Ogni volta che viene leso ogni diritto delle vittime da parte degli operatori di parte omissioni, inadempienze, negligenze o errori giudiziari 
  • Ogni volta che a tutela della vittima e dei figli non viene applicata la Convenzione di Istanbul 
  • Ogni volta che il padre è inadempiente rispetto agli obblighi economici e morali nei confronti dei figli. Le spese straordinarie dei figli devono essere, come le spese ordinarie, penali se non pagate. Le spese straordinarie per i figli devono essere uniformate per tutti i Tribunali Italiani e prevedere la divisione di tutte le spese per i figli decise, anche senza preventivo accordo, dal genitore collocatario, al di fuori del vitto e alloggio. Il mantenimento ordinario e straordinario devono essere realmente proporzionali al reddito con accertamenti tributari obbligatori. Nelle cause di separazione e divorzio i tribunali devono fare indagini approfondite sulla situazione economica reale del padre, in quanto, quasi sempre, lo stesso si dichiara nullatenente e nullafacente. Vanno controllati conti correnti, redditi di lavoro in nero e altri proventi vari provenienti dalla famiglia di origine o da neo compagne conviventi. 
  • Unica Legge Nazionale sulla Violenza di Genere. Se la donna è vittima di violenze non deve essere rinchiusa con il figlio in una casa protetta, stravolgendo la sua vita e quella delle figlie e dei figli. È l’uomo violento che deve essere rinchiuso e obbligato a seguire un percorso di rieducazione per uomini maltrattanti. Nel caso in cui un bambino o una bambina si rifiutassero di incontrare il padre violento, bisogna ascoltare il bisogno del/della minore di sentirsi finalmente protetto/a dalla violenza alla quale, suo malgrado, è stato/a sottoposto/a. Non deve, quindi, essere obbligato/a a presentarsi agli incontri con il padre maltrattante, in quanto creerebbe nel minore ulteriore violenza e traumi e nella madre sconforto che può generare depressione. Il braccialetto elettronico deve essere reso obbligatorio in tutta Italia e l’uomo violento deve continuare a seguire i percorsi di rieducazione anche dopo la fine della pena prevista. 
  • Il Movimento sostiene con forza la dannosità della bigenitorialità a tutti i costi in caso di padre violento e maltrattante e ritiene necessario l’allontanamento dello stesso dalla casa e dal nucleo familiare e la conseguente decadenza della responsabilità genitoriale: un uomo violento non può essere un buon padre. I padri violenti devono obbligatoriamente intraprendere percorsi di riabilitazione per uomini maltrattanti al termine dei quali si valuterà, con la collaborazione della vittima e attraverso un graduale, protetto e controllato riavvicinamento ai figli, se il maltrattante può riacquisire la perduta responsabilità genitoriale. Nel qual caso il violento venga ritenuto idoneo alla responsabilità genitoriale, deve in ogni caso essere applicata la decadenza della responsabilità genitoriale laddove il genitore non si occupi del figlio per almeno metà del tempo condiviso con l’altro genitore. Applicare sanzioni pecuniarie se il padre saltasse le visite, o non permettesse al figlio di seguire la sua routine (attività sportive, artistiche, compleanni ecc). Ritenere che siano diritto del figlio le visite del padre e non il contrario. La bigenitorialità potrà esserci solamente laddove il padre si potrà occupare dei figli al pari della madre. Dovrà essere in grado a 360° di occuparsi del figlio, ponendolo al centro dell’esistenza e permettendogli di vivere il “proprio” mondo di bambino, mantenendogli i suoi interessi e le sue amicizie, oltre che curarlo e accudirlo per il bene psicofisico del bambino stesso. 
  • Il Movimento sostiene con forza la pericolosità della violenza psicologica, economica ed istituzionale e che esse siano dannose come e quanto la violenza fisica, se non di più. Tali tipi di violenza devono diventare reato certamente punibile, tenendone conto anche in sede civile. La pena inflitta al maltrattante e il suo conseguente percorso riabilitativo obbligatorio deve prevedere la messa in evidenza dei danni che la violenza psicologica porta alla donna e alle sue figlie e ai suoi figli. 
  • Il Movimento si avvale e si potrà avvalere della collaborazione di Professionisti, di Centri Antiviolenza, Case Rifugio, Associazioni e realtà impegnate da anni su questo fronte. 
  • Il Movimento chiede sostegno e presa in carico dei soggetti appartenenti alle fasce più deboli, in particolare donne e figli con fragilità con aggravamento delle pene già previste dall’art. 609 bis c.p. 
  • La denominazione e il logo del movimento, solo se autorizzati, possono essere riportati in qualsiasi ambito o segno distintivo da utilizzare per lo svolgimento di attività e in qualunque comunicazione rivolta al pubblico. 
  • Il Movimento potrà proporsi per campagne di sensibilizzazione, seminari, corsi di formazione, manifestazioni, convegni, incontri online o tramite video, può produrre atti e documenti, nonché iniziative idonee a favorire una rete di contatti tra il Movimento e gli operatori ed organi singoli o collettivi, nazionali ed internazionali, anche volte alla raccolta fondi con gli usi e i mezzi ritenuti più idonei e/o a mezzo cartaceo o via web (libri, giornali, video, messaggi di posta elettronica, Internet, manifesti) o con qualsiasi altro mezzo di informazione; 
  • Il Movimento può effettuare selezione, formazione e impiego di volontari
  • Il Movimento si costituisce come osservatorio volto ad indagare, monitorare e analizzare il fenomeno della violenza di genere, attuato attraverso indagini, osservazioni, promozioni, ponendosi come importante polo di riferimento di autorevole rilevanza scientifica, nei settori istituzionali e non, ad esso connessi. 

● Il Movimento chiede di garantire la tutela giuridica e il rispetto della dignità delle vittime, riconoscendo ad esse la libertà di scegliere il cognome per i propri figli, anche per i figli già nati, anche senza il consenso dell’altro genitore, di abortire senza pregiudizi e ricevere tutele da parte dell’amministrazione pubblica, con sostegno alle madri separate e sole (lavoro, aiuti economici , rette ridotte per gli asili etc etc).